Parliamo di noi: intervista realizzata dal Centro Consulenza Cocaina per il sito Sostanze.info

Potete presentarci il servizio nel quale operate?

Il Centro di Consulenza Cocaina , unico nella provincia di Frosinone per le caratteristiche e le specificità delle proposte e dell’ offerta di cura , è parte integrante delle attività del Dipartimento 3 D dell’Azienda ASL di Frosinone, che da sempre si occupa di dipendenze patologiche con particolare attenzione alle nuove forme di abuso e di addiction.

Il progetto è stato approvato e finanziato dalla regione Lazio (DGR487/2008) ed è attivo da maggio 2008.

A chi si rivolge il centro?

Il Centro si rivolge a tutti coloro che usano/abusano o sono dipendenti da cocaina indipendentemente dal grado di compromissione psicopatologica e dalle patologie correlate. Oltre a tali pazienti i nostri interventi si rivolgono anche ai familiari, ai sanitari, ai Medici di Medicina Generale e Pronto Soccorso, Forze dell’Ordine, Docenti e Studenti delle scuole secondarie, e altri Enti pubblici e privati.

Inoltre l’ambulatorio svolge una presa in carico per altre forme di dipendenza senza sostanza come il gioco d’azzardo e lo shopping-compulsivo.

Quali sono i percorsi terapeutici proposti?

I percorsi diagnostico terapeutici proposti sono aderenti a quanto indicato dalla ricerca scientifica in termini di efficacia e validità.

Si tratta di interventi quindi innanzitutto multimodali, altamente individualizzati, caratterizzati dal rapporto tra elementi di psicopatologia e funzionamento della mente e specifici interventi terapeutici sia essi psicosociali che farmacologici.

Da un punto di vista psicoterapeutico si può accedere ad interventi diversificati per tipologia, frequenza ed intensità di trattamento sulla base della valutazione iniziale. Sono applicate le principali forme di psicoterapia (psicodinamica, sistemico relazionale, cognitivo-comportamentale). Viene offerto un parent training ai familiari e ai partner e percorsi individuali e/o a piccoli gruppi soprattutto di relapse prevention e social skill training.

Di fondamentale importanza da pochi mesi il collegamento al centro “CARE” percorso di residenzialità breve per cocainomani finanziato dalla Regione Lazio e realizzato sotto l’egida del NIDA (National Institute on Drug Abuse).

Potete spiegare meglio questi ultimi aspetti dell’intervento terapeutico?

Il Parent Training è una tecnica d’intervento che ha lo scopo di insegnare ai genitori e/o ai partner le abilità necessarie per affrontare situazioni familiari problematiche secondo la concezione di “alta emotività espressa”: situazioni ambientali caratterizzate da livelli elevati di “emotività espressa” determinano reazioni comportamentali disfunzionali di tutto il sistema e in particolar modo del paziente designato.

Il trainer familiare considera due aspetti diversi, ma compresenti, che caratterizzano il lavoro con i genitori e/o i partner: l’aspetto educativo e quello di formazione.

L’aspetto educativo si realizza aiutando i familiari ad individuare ed applicare, fra una serie di tecniche proposte nel training, gli strumenti utili per la corretta gestione delle relazioni.

L’ aspetto formativo si esprime attraverso la modificazione del modo di pensare, comprendere e agire dei genitori o del partner rispetto al comportamento del paziente e alle reazioni del sistema familare.

Il trainer aiuta i genitori e i partner ad acquisire un atteggiamento orientato al problem solving, fornendo cioè una serie di input utili affinchè i partecipanti stessi siano in grado di generare delle soluzioni ai propri problemi.

Questo programma è stato concepito sia per i gruppi (Parent Training di Gruppo) che per i singoli genitori o partner. (Parent Training Individuale).

Nello stesso programma vengono inseriti i temi di social skill soprattutto in relazione alla regolazione degli stati emotivi anche con la recente introduzione di tecniche di Mindfulness.

Rispetto agli interventi di relapse prevention ( prevenzione delle ricadute) è effettuata sia con i pazienti che con le famiglie, riprende ed applica le indicazioni di Marlatt e Gordon soprattutto in relazione al riconoscimento dei “trigger” che attivano il craving e allo sviluppo di strategie di fronteggiamento.

Quali aspetti intendete modificare con gli interventi previsti? Il problema su cui si centrano gli interventi ruota intorno a 2 aspetti peculiari ancora molto presenti nel nostro territorio:

1) inadeguata percezione circa gli effetti negativi dell’uso di cocaina, ancora vissuta come socialmente accettabile.

2) scarsa conoscenza dei possibili trattamenti terapeutici.

Questi elementi determinano spesso un ritardo nella richiesta di presa in carico e di trattamento dei problemi legati al consumo di cocaina, con notevoli ripercursioni per le famiglie e in generale per il tessuto sociale del nostro territorio.

Gli assuntori di cocaina infatti spesso non reputano il loro consumo come problematico e accedono ai servizi solo in concomitanza di crisi non gestibili con le ordinarie risorse individuali e familiari.

Il Centro Consulenza Cocaina intende, pertanto, ridurre il divario tra inizio del consumo problematico e accesso alle cure e ai trattamenti migliorando la qualità dell’offerta terapeutica, rendendo visibili e facilmente fruibili i percorsi diagnostico terapeutici, i protocolli attuati e soprattutto dando risalto alla valutazione di esito e di processo come standard di rimodulazione degli obiettivi e dei percorsi proposti.

Il vostro rapporto con il territorio.

L’attenzione alla rete territoriale è costantemente supportata dall’ informazione dei mass media attraverso articoli, interviste, trasmissioni radiofoniche e televisive. Oltre a questo elemento dobbiamo annoverare gli sforzi che continuamente compiamo per coinvolgere i Medici di Medicina Generale, gli operatori di Pronto Soccorso e le agenzie presenti sul territorio. A questo proposito vogliamo indicare come risultino essere particolarmente complessi e di difficile scardinamento alcuni elementi legati a rappresentazioni sociali rigide e difensive presenti sia a livello individuale che collettivo.

Un esempio è rappresentato dalla difficoltà del Medici di Medicina Generale a lavorare con i servizi territoriali per l’invio e il trattamento di pazienti assuntori di cocaina, oppure lo stigma negativo attribuito da alcuni consumatori ai servizi pubblici e la ricerca illusoria di una soluzione magica attraverso disintossicazioni rapide in cliniche private.

Tali elementi pongono come necessario la costruzione di interventi di prevenzione universale da collocare in spazi temporali più lunghi di quelli che necessariamente impone un progetto finanziato.

Potete fornirci qualche numero?

Nel periodo compreso da luglio 2008 ad aprile 2010 sono state prese in carico presso il Dipartimento 3D sede di Frosinone 293 persone consumatori/dipendenti da cocaina. Di questi, 133 in ambito detentivo, 16 persone con trattamenti presso comunità, 93 in ambulatorio territoriale.

Gli esiti clinici sono stati valutati secondo i seguenti indicatori:

• Permanenza nel programma di trattamento

• Variazione gravità delle condizioni complessive (secondo le scale di gravità dell’ASI)

• Variazione della percezione da parte del paziente della problematica specifica e complessiva (secondo le scale ASI)

• Variazione del funzionamento globale (secondo il punteggio GAF)

• Negatività/positività ai controlli dei metaboliti urinari.

I pazienti che hanno interrotto il trattamento in fase diagnostica o terapeutica sono pari al 14%.

Tale percentuale di drop out risulta essere contenuta se confrontata con altre esperienze cliniche condotte con lo stesso sistema di valutazione di out come.

In particolare confrontando i risultati clinici ottenuti con i pazienti del Centro Consulenza Cocaina e quelli ottenuti con pazienti Ser.t si è rilevata una migliore efficacia del servizio collegabile ai seguenti elementi:

• Il Centro Consulenza Cocaina, operando in una logica progettuale, ha definito in maniera chiara obiettivi e strategie di progetto, verificando con strumenti di valutazione interna di processo quanto si stesse realizzando; il modello di intervento è basato su una logica di miglioramento della qualità applicando una metodologia di lavoro del tipo PCDA ( Plan, Check, Do, Act).

• La fiducia mostrata dai pazienti nei confronti del trattamento stesso (basso drop out) e la variazione positiva dei quadri clinici sembrano collegarsi alla valenza di essere “pensati” dal gruppo dei curanti: pertanto il servizio nel suo insieme sembra aver svolto funzione terapeutica.

• La sovrapponibilità dei risultati clinici ottenuti utilizzando i diversi approcci psicoterapeutici è stata collegata alla valenza della qualità della relazione instaurata da ogni singolo terapeuta e alla coerenza interna che il curante è riuscito a restituire al paziente nel corso del trattamento. Altre notizie che ritiene utile comunicare sul suo lavoro Ci preme riassumere alcuni punti sostanziali: • L’assoluta gratuità del servizio

• L’ accesso anonimo, con ubicazione diversificata rispetto alle tradizionali attività SerT • La possibilità di accedere anche in orario serale previo appuntamento.

• Numero di cellulare attivo nelle 24h con funzione di attivare risposte immediate a qualsiasi richiesta: invio al servizio, allerta al 118, informazione, counseling, ecc.

• L’utilizzo di un sito Web per counseling, informazioni, novità, blog, forum e web-clinic.

Antonella D’Ambrosi, Dirigente Psicologo D3D ASL Frosinone, Psicoterapeuta, Referente Centro Consulenza Cocaina.

 Antonella D’Andrea, Psicologo- Psicoterapeuta, Consulente Centro Cocaina.

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