"E benche' tu riesca a dominare le parole non sei ancora in grado di padroneggiare gli spazi in bianco"

E' questa frase di Paulo Coelho che mi è venuta in mente nello scrivere il primo blog della mia vita.

 La prima domanda è: ma che è un blog? Un articolo, una riflessione, insomma cosa?

La seconda domanda è: ma che si scrive su un sito che parla di addiction?

Poichè nonostante mi sforzi non trovo risposte dagli altri proverò a scrivere come tra me e me.

 E quello che mi viene in mente è il rapporto tra cocaina ed emozioni o meglio l'incapacità del cocainomane di verbalizzare i propri stati d'animo. E' con il termine tecnico di alessitimia che si traduce questo concetto, e questo concetto si trasforma in elemento ricorsivo del nostro lavoro con il paziente che manifesta un comportamento additivo.

Ma l'incapacità di dare un nome alle emozioni domina la scena di tutti i comportamenti d'addiction, dalla ipersessualità al gioco patologico alle abbuffate alimentari allo shopping compulsivo; ed è forse per questo che l'ho scelto come elemento sul quale scrivere.

Alessitimia letteralmente significa non avere parole per le emozioni.

 Si manifesta nella difficoltà ad esprimere i sentimenti e a distinguere la sfera emotiva dalle percezioni somatiche e fisiologiche, e non solo, si estende all'altro da sè come incapacità a cogliere, interpretare e dotare di senso le emozioni degli altri.

In un mente così poco autoriflessiva agisce la scarica impulsiva.

 La soddisfazione immediata derivante da un comportamento additivo si sostanzia e si esperisce attraverso sensazioni somatiche subitanee, intense che escludono le operazioni mentali legate ai processi di consapevolezza e simbolizzazione. 

In un simile contesto la ripetizione rende l'atto automatico, al di fuori dei circuiti della coscienza e anche le emozioni si riducono alla stegua di sensazioni: lo stato d'animo e la sensazione fisica sono un tutt'uno.

Ed è così, con questa indissolutezza tra stato emozionale e sensazione corporea, urgenza e tensione da scaricare, che le emozioni perdono forma, colore e nome. 

Sono irriconoscibili, sconosciute e non verbalizzabili a sè e agli altri.

Ed è proprio qui che ci si può perdere se non si segue una rotta che orienta a distinguere prima e poi di nuovo a dare un senso e un nome.

Ed è in questa zona grigia, in una terra di mezzo, che opera il terapeuta nel suo incontro con il paziente.

E' qui che comincia il viaggio.....

Antonella D'Ambrosi ,psicologo, psicoterapeuta, D3D Frosinone

Commenti

Invia nuovo commento

  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Elementi HTML permessi: <a> <em> <strong> <cite> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Ulteriori informazioni sulle opzioni di formattazione

CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il form non venga inviato da procedure automatizzate
CAPTCHA con immagine
Inserire i caratteri mostrati nell'immagine.